Dopo il WWW arriva il GGG
Articolo a cura di: Francesco manciocchi, pubblicato il 29.06.10
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Quando il World Wide Web (WWW) venne lanciato il 6 Agosto 1991, non venne concepito come semplice deposito di informazione dove poter trovare contenuti interessanti. Il suo inventore Tim Berners-Lee lo concepì anche come strumento aperto al contributo degli utenti, scambiando esperienze, pensieri e punti di vista con persone che avevano interessi simili. In altre parole: il social network.
Se l’idea principale di Internet era facilitare la comunicazione tra le persone, allora dovremmo ritornare a tal proposito ed espanderlo a un livello più utile e sofisticato. Ovvero, dovremmo scambiare gusti, opinioni, convincimenti e via dicendo così da permettere agli altri di arricchire la nostra – e la loro – esperienza con suggerimenti e commenti sulla base di un reciproco legame.
Piuttosto che essere una rete, il web diventa un grafo – la differenza sta non tanto nel contenuto in sè ma nel modo in cui viene usato, modellato e scambiato. Come ha puntualizzato Berners-Lee: “Le persone potrebbero inserire un documento sul web per una particolare ragione ma il documento finirebbe per essere usato dagli utenti in modi completamente diversi […] percui la Rete e il linguaggio WWW possono entrambi essere modellati come qualcosa che i matematici chiamano un Grafo ma a un diverso livello. La Rete collega computer, il WWW collega documenti. Ora, le persone stanno facendo un altro percorso mentale. Si comprende allora che ‘non sono i documenti ma ciò di cui essi trattano a fare la differenza’”. E qui ricorre la nuova definizione del web come Grande Grafo Globale (GGG).
Ad esempio, se volessi acquistare un biglietto per un concerto del mio artista o gruppo preferito, visiterei la sua pagina web personale o una biglietteria online. Potrei quindi avvisare gli amici sul social network che sto per andare al concerto e invitarli a venire con me. Oppure, se il concerto è esautiro, potrei mettere un post su un servizio di messaggistica per vedere se qualcuno ha un biglietto in più.
Sul web già esistono moltissime risorse che mi permettono di fare questo – dalle caselle e-mail ai forum di discussione, dall applicazioni di instant messaging (IM) agli aggregatori di social network. Ad ogni modo, tutte queste risorse richiedono registrazioni separate e ciò vuol dire che devo autenticarmi diverse volte a indirizzi diversi per inserire il mio contenuto. Il che non solo è di per sè frustrante – specialmente per un non appassionato di web 2.0 come il sottoscritto – ma il vero ostacolo è la framentazione che esiste tra tutte queste applicazioni.
Al momento, gli sviluppatori e gli autori di contenuti sono al lavoro per trovare un’API (Application Program Interface) open-source così che l’utente possa fruire del web a livelli multipli e in contemporanea. Un esempio è il progetto OpenSocial sponsorizzato da Google – una specifica standard per la gestione di applicativi e widgets (porzioni di codice riutilizzabile che svolgono funzioni simili) all’interno dei social networks. Già con questo nuovo standard, il mio status su facebook può essere condiviso in simultanea sui miei profili Skype, Twitter e Digg.
Ovviamente a beneficio di tutti: sviluppatori, fornitori di contenuti e utenti finali.
Gli sviluppatori non saranno più frustrati con problemi di compatibilità e portabilità del codice su infrastrutture e linguaggi diversi. Piuttosto, potranno concentrarsi su cosa fa l’applicazione anziché come.
I fornitori di contenuti ne avranno un ritorno positivo in termine di immagine aziendale e riconoscibilità pubblica poiché potranno coinvolgere i loro clienti nella creazione e diffusione dell’informazione sul web.
Infine, gli utenti finali posso estendere e arricchire la loro esperienza sul web condividendo le loro preferenze su taluni aspetti – creando così piccole comunità di appassionati.
Per saperne di più sull’argomento:
http://dig.csail.mit.edu/breadcrumbs/node/215
http://www.readwriteweb.com/archives/why_open_social_matters.php