Estetica e usabilità. Siti belli e facili da usare?
Articolo a cura di: Francesco Manciocchi, pubblicato il 22.07.10
È il tipico dilemma quando si parla di comunicazione sul web: meglio una grafica ben progettata o una ben strutturata organizzazione dei contenuti? Un esperto di usabilità direbbe: “Il tuo sito deve essere facile da usare, veloce nel caricamento e semantico, con poco o nessuno spazio lasciato agli “esperimenti” grafici. Mentre un web designer direbbe: “Il tuo sito deve essere unico, accattivante, con ampio uso di iconografica e altri elementi visuali.” Detto in termini filosofici: cosa viene prima – forma o contenuto?
Ad ogni modo questo dualismo è più teorico che reale: studi e ricerche dimostrano che l’esperienza degli utenti è influenzata tanto dal modo in cui il contenuto è presentato quanto dal modo in cui esso è organizzato. Una grafica gradevole e originale puó in realtà coesistere con un’agevole struttura di navigazione. In effetti, per l’utente finale è la combinazione di entrambi a fare di un sito web un’esperienza positiva.
Quest’assunzione finale poggia sulle conclusioni a cui giunsero i primi psicologi della Gestalt, i quali studiarono il modo in cui il cervello elabora le immagini e risponde a ciò che vede. Sebbene complessa, la reazione visiva del cervello è quasi immediata: è sufficiente appena un secondo per decidere se una pagina web (o qualsiasi artefatto visivo) merita il pollice verso o meno. Ciò avviene in maniera simile a quando decidiamo se un pasto è appetitoso oppure no: si tratta di una reazione affettiva/emotiva agli stimoli esterni che sono governati in maniera inconscia e automatica dalle sedi inferiori del cervello.
Diversamente, concetti come funzionalità del sito, struttura e organizzazione dei contenuti richiedono una risposta cognitiva; una reazione più lenta, più ponderata e dall’alto al basso delle sedi cerebrali. Questo secondo giudizio è influenzato dalle nostre vedute culturali, dall’apprendimento e dalle esperienze e preferenze personali.
Come in una linea progressiva, prima viene la nostra percezione emotiva/irrazionale (reazione viscerale). Essa può persistere e anche influenzare i nostri pensieri e opinioni a un livello più razionale e profondo – “un effetto che dura molto dopo che i processi consapevoli riflessivi e comportamentali sono entrati in azione, rendendoci consapevoli delle nostre sensazioni in merito a ciò che vediamo.”1
Queste due reazioni basilari generano diversi modelli estetici. Il modello espressivo enfatizza l’originalità, la creatività e la ricchezza visiva di un sito. Mentre il “modello classico sottolinea l’ordine e chiarezza nel design attraverso l’uso di segni convenzionali del web e della stampa.”2
La prevalenza di un modello sull’altro dipende principalmente dalla natura intrinseca del web: un sito e-commerce verrà giudicato per lo più per la sua organizzazione dei contenuti (modello classico), mentre un portfolio è più probabile che venga visto e valutato per la presentazione visiva del contenuto (modello espressivo).
Gli esperti dell’usabilità adottano sempre il modello classico per valutare un sito Internet: la loro decisione è al culmine di un’analisi accurata e completa. Si parla esclusivamente di linee guida, test e indicatori. Al contrario, i web designer si rivolgono sempre al modello espressivo nel giudicare un layout grafico: essi ricercano la giusta sintesi di tutti gli elementi visivi – caratteri tipografici, iconografia, colori e immagini.
Ad ogni modo, ciò non significa che non si possa raggiungere una sintesi armoniosa di questi due approcci. Così come la più precisa analisi di usabilità non garantisce il successo di un sito Internet allo stesso modo un design sofisticato può portare a una pessima esperienza dell’utente. Si tratta semplicemente di trovare il giusto equilibrio.
1,2 Visual Decision Making by Patrick Lynch.